24.06.08 - una nuova e-mail con bellissime foto:
Sono le 10 del mattino e la città è deserta e piena di silenzio. Oggi, 22 giugno, da noi è festa nazionale. Festa di Sao Joao, festa di S. Giovann. Battista. Ma qui la festa si vive di notte. Ieri sera per le strade sono stati accesi dei grandi fuochi e la gente, seduta intorno, a chiaccherare, mangiare cibi fatti di granoturco, mentre bambini e ragazzi giocavano per le strade e si divertivano con lo schiopettio dei fuochi di artificio. E i ritmi della musica riempivano l'aria e portavano allegria e voglia di danza. Giugno è il mese dei raccolti: fagioli, miglio, granoturco, macaseira...quest'anno le piogge abbondanti hanno reso possibile un buon raccolto e la gente è felice. Tutto il mese di giugno è dedicato a Sao Joao e alle feste junine. Di giorno si lavora e alla sera si fa festa. E' bello perché tutti partecipano, i vari quartieri si movimentano e preparano le loro danze, la gente esce di casa per incontrarsi e scambiare due parole.E' proprio una festa popolare.Tra poco parto e vado in un paesino per festeggiare Sao Joao con messa e processione. Ti mando qualche foto di questo mese di festa, di colori e di vita. Un caro saluto. Felix
23.06.08 - una nuova e-mail con due splendide e toccanti riflessioni:
Io sto bene e aspetto la visita degli amici in agosto.
Un caro saluto. FelixUn piatto di riso e un pezzo di pane
La camionetta va lungo le strade di questo Nordest brasiliano. Sussulta per strade di terra battuta, strade polverose e con grandi buche, provocate dalle abbondanti piogge dei mesi scorsi. Percorre terre bagnate dal sole che si estendono a vista d’occhio. Ogni tanto qualche casa di contadini appare tra la folta caatinga, e una donna si affaccia alla porta di casa salutando con la mano. Mentre, seduto al volante, percorro questi 30 chilometri, necessari per giungere a celebrare la S. Messa in una corte agricola chiamata “fazenda Algodoes”, alcuni pensieri mi passano per la mente. Notizie al telegiornale, articoli di giornali e dibattiti parlamentari sottolineano, in questi giorni, come il mondo occidentale e i grandi della terra stanno prendendo atto della crisi alimentare che sta interessando l’umanità. I prezzi del granoturco, del riso, del frumento e delle verdure stanno lievitando. In America Latina dall’inizio dell’anno crescono le manifestazioni di protesta. In Messico un corteo contro l’aumento del prezzo della popolare tortilla, ciambella fatta di granoturco, riunisce nella capitale 75 mila persone; in Brasile viene sospesa l’esportazione di riso e di grano; sono ricorrenti le rivolte, i saccheggi e le manifestazioni in Mozambico, Mauritania, Camerun, Perù, Indonesia, Egitto e Senegal. Improvvisamente, il tema sicurezza alimentare sostituisce quello del petrolio come la più grande preoccupazione del pianeta. Due, dicono gli esperti, le cause principali: l’aumento della richiesta di questi beni da parte di molta gente che in questi ultimi anni ha visto crescere il proprio potere d’acquisto, e l’espandersi di ettari di terra coltivati per produrre etanolo e benzina biocombustibile al posto di beni primari per vivere. Si produce e si guadagna bene per fare andare le automobili, si produce meno e si guadagna poco coltivando alimenti che permettono di vivere. Lo svizzero Jean Ziegler, responsabile all’ONU per il diritto all’alimentazione, afferma che l’incentivo e la corsa alla produzione di biocombustibile è un crimine contro l’umanità. E il direttore generale del FMI, Dominique Strauss Kahn, dice che la produzione di combustibile, a scapito di alimenti, è una questione ‘morale’.
Che dire?
Vista da qui la questione è seria, ma sembra mal posta o, per lo meno, con troppa facilità si cerca il colpevole: l’etanolo e il biocombustibile ricavato dalla soia o dalla canna da zucchero ne diventa il capro espiatorio. La macchina procede lentamente per le difficoltà del terreno, e il mio sguardo si eleva e si estende su queste migliaia di ettari di terra. E’ terra non coltivata, latifondi mal gestiti o proprietà quasi per nulla utilizzate. Forse c’è ancora tanta terra al mondo da utilizzare bene…ma c’è anche tanta necessità di coraggio per denunciare le enormi eliminazioni di alimenti che avvengono per mantenere il prezzo alto ( gli Stati Uniti nel 2007 hanno ‘bruciato’ 138 milioni di tonnellate di alimenti)…e cosa dire delle grandi speculazioni e dei pesanti interessi economici di gruppi finanziari internazionali, oltre alle politiche protezioniste dell’Europa? Il risultato dell’azione speculativa è che, dal 2005 al 2008 il prezzo del grano è salito 163%, quello dei fertilizzanti 60%, del riso 70%, della soia 78% e del granoturco 130%. E così l’agricoltore francese pianta granoturco sussidiato dallo stato per la produzione di etanolo. Il problema è grave e complesso, ma ancora una volta i poveri non hanno riso da mettere in pentola e i paesi emergenti sono accusati di essere l’unica causa della scarsità di alimenti. Forse non è giunto il tempo di guardare in casa nostra: come noi produciamo e consumiamo? Un po’ meno di benzina nel serbatoio della mia automobile e un po’ più di riso nel piatto di un ‘povero cristo’ o un pezzo di pane nelle mani di un bimbo, può essere un gesto alla mia portata, e una azione ‘politica’ che contribuisce ad evitare una “guerra di alimenti”.Chi ha rubato il mio pane?
Qualcuno può dirmi dove è andato a finire il pane che non sta dove dovrebbe stare? Chi lo prese è perche aveva fame o per puro desiderio di guadagno? In qualsiasi posto sia stato portato, tutti sanno che pane accumulato, invecchia, ammuffisce e fa male, soprattutto a chi è rimasto senza. All’uscire da un piccolo ristorante della città, un’anziana signora, povera, nera, appena uscita dall’ospedale, mi si avvicinò rispettosamente e mi chiese: ”Posso rubarle un minuto?” “Certamente” risposi. Allora continuò: “Guardi signore ho fame e non ho soldi per comperare un pane”. Subito venne alla mia mente la domanda: “Chi le ha rubato il pane?" O, forse, non ha il diritto di averlo?
Ad una immensa moltitudine di persone hanno rubato il pane e il diritto ad averlo. A volte penso se, per caso, il denaro per comperare un pane non stia nelle banche che fatturano enormi guadagni. In questi giorni Bradesco, la maggior banca privata del Brasile, annunciò un guadagno liquido di due miliardi di euro, il 75% in più dell’anno scorso; e l’Itaù, altra banca privata, ebbe un guadagno di 3 miliardi, superando così l’eterno rivale Bradesco. In questa disputa per chi è il più forte, l’Itaù ebbe in questi mesi un guadagno di 113% superiore a quello dell’anno scorso. Vale la pena chiedersi: dove verrà impiegato un mucchio così grande di soldi, ottenuti con il sacrificio di piccoli risparmiatori, con alti interessi applicati ai prestiti, e tramite investimenti speculativi?
La premessa della disuguaglianza è sempre la stessa. Quando da una parte c’è molto è perché manca dall’altra. L’accumulo può avere origini diverse, ma esso si mantiene sempre per una mancanza di equa distribuzione e attraverso molteplici azioni fraudolente. In Brasile, abbiamo mucche super fatturate, latte adulterato e formaggio rubato. Rubano perfino la purezza e la forza dell’acqua, il verde e la freschezza delle foreste, la fertilità e le ricchezze del sottosuolo. E molti uomini e donne, giovani, anziani e bambini, hanno la propria libertà saccheggiata. La loro dignità e i loro sogni sono rubati alla luce del giorno e nell’oscurità della notte. E’ come dice il poeta Edoardo Alves da Costa: “Nella prima notte essi si avvicinano e rubano un fiore dal nostro giardino. Nella seconda notte, non si nascondono più; calpestano i fiori, uccidono il nostro cane e noi rimaniamo in silenzio. Infine, un giorno, il più fragile di loro entra da solo nella nostra casa, ruba la luce e conoscendo la nostra paura, strappa la voce dalle nostre gole. E così non possiamo dire più nulla”. Rubare è peccato, non dimentichiamolo! Ferisce il settimo comandamento e attenta la sovranità etica e morale di ciascuno. Chi rubò il formaggio e il pane, il fiore e il frutto, la luce e la voce, non ha nessun scrupolo a rubare pure le sementi e le utopie, i sogni e i desideri. I ladri, tuttavia, non sempre sono fuori. Possono star dentro di casa. Non fuggiamo con il pane e il formaggio che appartengono ai nostri compagni e compagne. Non permettiamo che altri lo facciano. Nella tavola dell’umanità, servita dalle mani della giustizia, tutti devono aver garantito il diritto al pane con dignità.
29.05.08
- riceviamo un ricco DVD da parte di don Felice con del bellissimo materiale,
che
pubblichiamo
molto volentieri:
CARISSIME E CARISSIMI, dal 3 all’11 maggio la parrocchia di Belém do Sao Francisco, ove io lavoro, ha vissuto un profondo momento di fede e di condivisione: l’esperienza delle Sante Missioni Popolari. Un’esperienza preparata durante due anni e realizzata e sostenuta tutta da laici. Una cinquantina di uomini e donne, giovani e adulti hanno lasciato le loro case e le loro parrocchie e sono venuti a Belém. Assieme ad un centinaio di missionari, sempre laici e laiche della nostra parrocchia, hanno vissuto e realizzato questa stupenda esperienza. Invitati ad uscire dai confini della parrocchia, dalla protezione degli incontri parrocchiali e dalle calde mura della chiesa, per una settimana intera abbiamo annunciato la Buona Notizia di Gesù nelle piazze, nelle strade e nelle case di tutti; abbiamo realizzato incontri di riflessione e preghiera, momenti di festa, camminate di preghiera, marcia della pace…è stata un’esperienza entusiasmante!
Vi mando due brevi riflessioni su questa esperienza intitolate “Di casa in casa” e “Spirito di missione”. Accompagno il tutto con una serie di fotografie che testimoniano il cammino di questi fratelli e sorelle in Cristo. Buona lettura e buona visione.
Un abbraccio Felix
Di casa in casa
Di casa in casa, di strada in strada per dire a tutti questa Buona Notizia: Tu sei amato dal Signore, tu sei figlio e figlia di um Padre molto buono e misericordioso, la tua dignità è grande e ben radicata nel profondo del tuo spirito.
Non sono parole che escono da labbra di preti o suore, ma gesti, sguardi e voci di laici, uomini e donne che, per una decina di giorni, hanno lasciato le loro semplici dimore e le loro famiglie per percorrere, animare e sostenere le centinaia di piccole comunitá sparse nel vasto territorio della diocesi di Floresta (Brasile). In piccoli gruppi, formati da tre o quattro persone, percorrono questo arido territorio del semi-arido brasiliano per portare gratuitamente il Vangelo di Gesú. Sono i missionari! È una diocesi intera che, per due anni, si è messa in stato di missione, chiedendo ai suoi figli e figlie di vivere l´esperienza missionaria. Piú di un migliaio hanno risposto ed hanno dato testimonianza che lo Spirito sa suscitare anche oggi annunciatori della Parola. Vedendoli camminare sotto il sole cocente di questa terra, entrare in ogni casa, visitare ogni famiglia, e percorrere in lungo e in largo ogni paese, risuonano vere ed autentiche le parole del Vangelo: ”Il Signore li mandò a due a due dicendo loro: entrate in ogni casa e dite ´il Regno di Dio è in mezzo a voi...la pace sia in questa famiglia’. Curate i malati, soccorrete i deboli, agli oppressi fate scoprire la loro dignitá” (cfr. Luca 9-10).
La visita di missionari e missionarie alle famiglie ha il suo fondamento nelle visite che il Signore ha fatto al suo popolo nell’Antico Testamento e nelle visite che Gesù ha realizzato durante il suo pellegrinare sulle strade della Palestina. La visita è un gesto d’amore. Chi ama veramente prende l’iniziativa e va. Va a visitare, va a condividere la gioia della sua fede. Va a sperimentare la vita di comunione, di fraternità in una comunità di fratelli. Visitare le famiglie è continuare oggi il progetto di Dio, il suo andare nel mondo, è far incontrare il divino con l’umano e l’umano con il divino, vivendo relazioni familiari e di relazione d’amore. A immagine della Santa Trinità.
Essi, i nuovi missionari, sono giovani, adulti e anziani. Di condizione molto umile, e spesso persone che portano il peso di situazioni familiari o personali pesanti: donne abbandonate dai mariti, madri con figli in situazioni di pericolo, anziani la cui vista o il cui passo è tremolante ed incerto, lavoratori il cui stipendio non dà il sufficiente per vivere...Eppure vanno, annunciano e testimoniano, una grande fede li anima e li sorregge!
Teologi e pastoralisti latino-americani affermano che se la Chiesa cattolica desidera re-incontrare i milioni di battezzati che vivono ai margini dell´esperienza ecclesiale, se essa vuole offrire un servizio liberante in favore della vita e della dignitá delle masse escluse e marginalizzate dell´America Latina, sono urgentemente necessari un milione di missionari laici. Non è esagerazione né trionfalismo. È ardore missionario a servizio della gente. “Oggi, afferma il documento di Aparacida, tutta la chiesa in America Latina e nei Caraibi, vuole collocarsi in stato di missione. (n.213). E dal cenacolo di Aparecida, continuano i vescovi, ci disponiamo ad intraprendere una nuova tappa del nostro cammino pastorale dichiarandoci in missione permanente” (Messaggio finale n.4).
Quando una chiesa tutta si mette in ascolto della vita e della Parola, scopre la presenza del Risorto e la sua vocazione più profonda: quella di incontrare nelle pieghe dell’umanità e nel volto degli uomini e donne, la presenza del Figlio di Dio divenuto umano.
Questo ricco processo di conversione, animato e sostenuto dai laici e laiche, fa sì che la chiesa sia più aperta e meno clericale, meno legalista e più partecipativa, più libera, più fedele, più creativa, più diversificata, più carica di vita e di speranza, più impegnata nella difesa della vita, soprattutto di chi è escluso e marginalizzato.
Spirito di missione
“Una chiesa in stato permanente di missione richiede la conversione pastorale delle nostre comunità ed esige che si superi una pastorale di pura conservazione per procedere verso una pastorale decisamente missionaria” (Documento di Aparecida n. 370). Con queste parole la chiesa latinoamericana presenta una proposta innovatrice e colma di sfide. In un continente segnato da veloci cambiamenti culturali, da profonde povertà e ingiustizie, da secolari strutture di oppressione e marginalizzazione, essa chiede a tutta la chiesa e a tutte le chiese di porsi in stato permanente di missione. Aparecida vuole trasformare l’insieme dei battezzati, soprattutto coloro che sono divenuto “vittime” della secolarizzazione (n.185, 264) del relativismo (n.177, 479) e della migrazione religiosa verso altre denominazioni cristiane (n.225) in discepoli-missionari. Essa si domanda: come passare da cristiani passivi e tradizionalisti in uomini e donne innamorati di Cristo, capaci di impegnarsi in un autentico servizio al Regno, traducendo in gesti concreti l’amore e il servizio ai più poveri? (278e).
E’ una grande gioia far parte, nel profondo sertao brasiliano, di una diocesi che ha intrapreso con serietà questo cammino e invita i suoi figli e figlie, giovani ed adulti, laici e non, a divenire autentici missionari, educandoli ad assumere una profonda e permanente spiritualità missionaria. Una spiritualità che si presenta con queste caratteristiche:
- Il missionario non si appartiene, ma appartiene alla stessa missione di Gesù: porta in sé la sua stessa passione, cioè annuncia la buona notizia del Regno. Egli va dove c’è gente, soprattutto là dove la vita è minacciata e calpestata. E’ una persona che ascolta, osserva, prova gioie e dolori, coltiva sogni, fa esperienza di sconfitte e delusioni, ma soprattutto apre cammini di speranza.
- Il missionario va in mezzo alla massa, ma senza massificare, senza ridurre le persone a numeri; cerca di conoscere ognuno per nome, stabilisce relazioni personali e amichevoli, e aiuta le persone ad uscire dall’anonimato.
- Ama la vita, difende la vita, specialmente la vita di chi è marginalizzato o escluso. Impara, pian piano a lavorare con le persone, sempre valorizzando tutto ciò che di buono incontra in esse.
- Non vive anzitutto in funzione del suo gruppo religioso o della sua parrocchia, ma sempre agisce a servizio del Regno di Dio. Parla di Gesù senza aggredire, senza imporre, senza esigere, ma solo proponendo, poiché, come afferma Aparecida, “la chiesa cresce non per proselitismo, ma per ‘attrazione’, come Cristo ‘attrae tutto a sé’ con la forza del suo amore” (159).
- Il missionario è presente in maniera attiva nella comunità; è riconosciuto e inviato dalla comunità. Egli rompe barriere, abbatte preconcetti, supera divisioni, apre nuovi cammini e non si lascia vincere dalle situazioni difficili. Attraverso una lettura attenta dei fatti cerca di avere una comprensione critica e il più possibile obiettiva della realtà.
- Infine cerca di essere ottimista e di portare sempre una parola o un gesto di speranza e di gioia pur in mezzo a tante difficoltà e fatiche.E’ una spiritualità pasquale, di chi sa che Gesù è risorto e vive in mezzo a noi. Una spiritualità capace di impregnare i cuori e le menti di molti cristiani che vivono nella nostra Europa.
Celebrazione di invio dei missionari
Marcia della pace
Momenti di preghiera per le strade
Mutoraò = lavoro in comune
Marcia e festa della gioventù
Camminata al fiume e celebrazione di "Rinnovazione delle promesse battesimali"
Celebrazione conclusiva con il Vescovo, don Adriano
... per ricordare ...
16.04.08 - don Felice scrive:
Un caro saluto. Visto le piogge abbondanti di questi giorni, il sertao, da secco improvvisamente è diventato un verde giardino rigoglioso d'acqua. E' un evento eccezionale, per cui vi mando uno scritto riguardante questo territorio in cui vivo chiamato sertao, la cui vegetazione è detta caatinga, per la grande diffusione di caactus che esiste. E qualche foto.
A proposito ho anche Skype che funziona. Se qualcuno vuole entrare in comunicazione il nome è: donfelix8.
Ciao FelixIl Sertao rifiorisce…
Il fascino che attrae milioni di brasiliani a visitare le innumerevoli e splendide spiagge del Nordest, scompare in un secondo quando si parla del sertao come una nuova probabile frontiera di sviluppo per il paese. Improbabile rispondono immediatamente i più gentili. Impossibile, affermano i cosiddetti realisti. Inimmaginabile, decretano i fatalisti. Che cosa può crescere e prosperare in questa terra fin di mondo, in questi giardini di cactus, chiedono tutti in coro?
Il sertao nordestino, o regione semi-arida comprende 11 Stati, i 9 del Nordest più Minas Gerais e Espirito Santo. La regione occupa un’area di 975.000 chilometri quadrati, con una popolazione di 25 milioni di abitanti. La vegetazione predominante è la Caatinga.
Da secoli, la Caatinga, è il palco ove si sviluppa un immenso giardino di sopravvivenza, costruito giorno dopo giorno dalla ingenuità della natura e dall’ostinata caparbietà di tutte le forme di vita che vi abitano. Firmata da una vegetazione altamente adattata alla mancanza cronica di acqua, ornamentata da una flora tipica e propria, la Caatinga da tempo non è più considerata, almeno in termini botanici, come una semplice degenerazione della foresta Atlantica. In realtà si tratta di uno dei biomi più specializzati del mondo, parte integrante ed unica dello straordinario patrimonio naturale brasiliano. Tuttavia, a differenza dalla foresta amazzonica, dal Pantanal, dalle spiagge e dalle stesse zone montagnose, la Caatinga non ha ancora incontrato il suo proprio spazio nella coscienza nazionale che, gira e rigira, preferisce dimenticarla e rigettarla, come fosse una figlia a cui si nega paternità, nome e pensione.
Fiori, molti fiori sbocciano da questi giardini di cactus. E’ a partire da questa fragile fioritura, così bella quanto insperata, che sorge la concreta sensazione che il destino del Nordest brasiliano, dato come nato morto, può trasformarsi in una insperata frontiera di sviluppo e progresso.
In un prossimo futuro lo sposalizio della moderna biotecnologia con la nuova agricoltura del Semi-Arido, può trasformare le terre del sertao nella maggiore fabbrica di biocombustibile del mondo.
E come dice Gustavo, studente di un piccolo villaggio, prima è giunta l’acqua potabile, poi l’elettricità. Quindi giunsero le antenne paraboliche e la televisione. Per questo, del Brasile lui sa tutto, e su tutto ha una opinione. Dal problema del traffico aereo a quello della criminalità delle grandi città. Per il ragazzo, il sertao è molto buono e migliorerà.
In silenzio ho cercato, in questo mese di pioggia abbondante, di imprimere nella memoria ogni dettaglio di questa fioritura sbocciante lì dove pochi pensano che cactus ha anche uno splendido fiore. Un abbraccio.
21.03.08 - scarica gli auguri di Pasqua che ci spedisce don Felice (.pdf)
11.03.08 - la Parrocchia di Cadidavid scrive:
Ciao vi mando una preghiera dei fedeli che è stata letta alle Messe alla partenza di don Felice, se ritieni di metterla. (certo che sì, eccola: preghiera dei fedeli)
Questa domenica delle Palme faremo una bancarella del commercio equo, con se possibile artigianato del Brasile del commercio equo, con una piccola degustazione "brasilera", come gruppo missionario ed anziane lavoratrici del mercoledì e con l'aiuto dei ragazzi ed adolescenti, con dei cartelloni che parlano del Brasile e così anche un foglio da consegnare alle persone.
Durante le Messe la comunità è anche invitata a porre la firma sulla lettera che inviamo a tutti i missionari di Cadidavid (quest'anno c'è anche don Felice) e riceverà un foglio con gli stralci delle lettere DAI missionari dalle varie missioni ed abbiamo messso anche la lettera di quaresima di don Felice.
intanto ciao e grazie Rosella
Un caro saluto da questo posto pieno di sole, oggi 8 marzo, a tutte le donne che conosco. Ho trascorso una settimana nella zona rurale della parrocchia, a volte percorrendo anche un centinaio di chilometri, visitando e conoscendo le famiglie. Tutti mi accolgono bene. Ho visto la povertà, che a volte è miseria; ma ho visto anche tanta dignità, soprattutto nei volti e nel cuore delle donne. E' proprio vero che le donne sorreggono il mondo. Ho vissuto, mangiato e dormito nelle case della gente e, a dirti il vero ho sentito la fatica di adattarmi, la paura di prendere malattie; gli agi del primo mondo sono confortevoli e non facili da dimenticare. E poi l'età mi rende un po' arruginito. Ma, graças a Deus, come dicono qui, sto bene. Per ora passo spesso le mie giornate andando in giro, celebrando nei villaggi e visitando. E' una immersione tra la gente. Non nego che in questo insolarato Nordest, mi mancano parecchie cose: una pizza, un cinema, un bel pranzetto,una chiaccherata con te...ho il necessario, non il superfluo!
Vi ricordo con stima ed amore. Un abbraccio Felix
28.02.08 - ci sono aggiornamenti sull'iniziativa di Cadidavid:
le foto dei cartelloni che sono stati messi in Chiesa per l'iniziativa dell'1% a favore di don Felice
20.02.08 - in molti ci chiedono come poter scrivere a don Felice.
La sua e-mail è: tfelix@alice.it
Se volete contribuire con del materiale ad arricchire questo sito (ci farebbe molto molto piacere...) potete inviarlo a diego@bellamoli.it
16.02.08 - don Felice scrive:
Ciao a tutti! Qui tutto bene. Domenica 24 entro in parrocchia. Intanto ti invio un testo per il sito. Un abbraccio. Felix
FLORESTA: una diocesi nel sertao brasiliano.
La diocesi di Floresta è situata nello stato del Pernambuco in una regione caratterizzata da un clima semi-arido. Temperature che vanno dai 25 ai 35 gradi, poche piogge annuali e un’area in avanzato stadio di desertificazione. La Diocesi, divisa in 13 parrocchie, ha circa 250.000 abitanti. Una ventina di sacerdoti e una trentina di suore più molti laici e animatori di comunità sono la forza viva di questa chiesa. La gente vive di agricoltura, allevando animali, soprattutto capre e mucche, lavorando nel commercio e nei lavori pubblici. Non esistono industrie. Molte famiglie vivono con la misera pensione degli anziani o con un introito dato mensilmente dal governo, chiamato “bolsa familia” – è un piccolo contributo statale che permette loro di acquistare ogni mese il minimo sufficiente per vivere- . Vi è una forte migrazione soprattutto dei giovani, che se ne vanno in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita. La partecipazione politica della maggioranza della gente è debole, favorendo così nei vari comuni un governo di famiglie tradizionali o di candidati molto populisti, che comperano la gente con piccole donazioni e tante promesse senza una effettiva partecipazione popolare della cosa pubblica. Deboli sono pure le organizzazioni della società civile. E’ in questo contesto che mi sto inserendo, anzi mi sto guardando attorno. La mia immersione in questa diocesi inizia sulle rive del Rio Sao Francisco in una parrocchia di circa 20.000 abitanti.
Il nome della parrocchia è Belém do Sao Francisco. In essa vi è un centro, più una ventina di comunità sparse all’interno, alcune anche lontane più di 50 chilometri. Nella parrocchia attuano tre suore brasiliane: Enedina, Maria-Josè, e Madalena, più Antonio un signore di 63 anni, diacono permanente sposato, ed io. La diocesi, pur nella sua povertà di forze e di mezzi, è impegnata profondamente in un cammino missionario, imparando a vivere come chiesa di comunione e partecipazione, fatta di fratelli e sorelle discepoli e missionari di Gesù, attenta alla costruzione del Regno di Dio e avendo come punto di referenza i poveri e gli esclusi.
Sono molto contento nel sapere che nel vostro cuore e nei vostri pensieri vi è un piccolo spazio anche per questa diocesi. Essa diviene vostra compagna di viaggio, e sapendo di essere accolta dalla vostra attenzione e generosità offre quel poco e quel tutto che ha: essere una presenza di gioia e speranza tra gente povera, una voce profetica tra gente esclusa e considerata ‘non-utilizzabile’ da chi ha potere e ricchezza, un camminare con il passo lento di chi fa più fatica, per testimoniare la presenza del Regno di Dio, che è giustizia, pace e solidarietà, vita piena per tutti.
UN GRAZIE DI CUORE Pe. Felix
13.02.08
- riportiamo volentieri una iniziativa della Parrocchia di Cadidavid
per
info: giorgio.ross@alice.it
Come parrocchia di Cadidavid abbiamo pensato di accompagnare Felice nella sua nuova missione e quindi in questa quaresima con il tema diocesano "Sarete di me testimoni", si è pensato semplicemente di fare due cartelloni da mettere in chiesa con notizie che riguardano Floresta ed il lavoro di don Felice in Brasile. Il mercoledì delle Ceneri sono state date le cassettine ai bambini deLle elementari, mentre ragazzi, giovani, adulti ed anziani possono prendere la busta del'1% che andrà sempre per don Felice. Il giovedì santo saranno raccolte durante le Messe le cassettine e le buste del'1%, che consegneremo al centro missionario diocesano per il progetto Floresta di don Felice e don Alberto Reani.
Giorgio e Rosella
giorgio.ross@alice.it
10.02.08 - riceviamo da don Felice il DVD con le foto e una lettera datata 03.02.08:
E' l'ultimo giorno a Manaus. Questa notte viaggio per Floresta. E comincio la mia nuova avventura. Che cosa mi aspetta ... non lo so. Vado con il cuore aperto e una disponibilità immensa. Disponibile a percorrere le strade che il Signore vorrà indicarmi. Io sto bene. Questo mese è passato veloce ed è stato molto utile per "entrare in Brasile". Ho rivisto molti amici e amiche italiane ... e ho percepito che il Brasile è molto cambiato in questi anni.Vi mando questo DVD, spero che vi arrivi sano e salvo! Esso contiene un po' di immagini di questo mio viaggio.
Immagini di Floresta
La prima immagine siamo io e il Vescovo, don Adriano Ciocca - quello con i baffi.
La facciata della Chiesa dalle porte azzurre è la chiesa principale della mia nuova parrocchia ... poi ci sono le immagini del Rio Sao FranciscoImmagini di Joao Pessoa
Volti ... case .. e poi la celebrazione di saluto dei preti veronesi alla parrocchia Bayeux.Immagini di Fortaleza
... il mare ...Immagini di Manaus
... il Rio delle Amazzoni ...
Ciao a tutti!!. Tutto bene? Grazie per il lavoro del sito. Ti invio questo testo sulla Quaresima. Esso è piú completo di quello che ti ho inviato. Spero che tu abbia ricevuto il dvd con le foto.Ti mando anche l`indirizzo postale della parrocchia. Chi vuole può scrivermi a questo indirizzo:
Pe. Felix Tenero
Paróquia Nossa Senhora do Patrocínio
Av. Cel. Jerônimo Pires n.1059
56.440-000 BELÈM DO SÃO FRANCISCO (PE)
BRASIL
Un grido da ascoltare
Quaresima tempo di ascolto e tempo di deserto. Tempo sacro che spinge a sedersi, contemplare, sollevare lo sguardo e ascoltare le grida dell’umanità. Tempo prezioso che ci educa al silenzio per saper cogliere, fra le tante voci e le innumerevoli parole che arrivano quotidianamente alle nostre orecchie, le grida di uomini e donne oppresse, di terre violentate, di popoli considerati inutili. Grida che squarciano i cieli e giungono all’orecchio di Dio. “Ho ascoltato le grida del mio popolo e sono sceso a liberarlo” (Es 3,7-8). Per questo la quaresima, per noi qui in Brasile, è uno spazio teologico ove Dio parla e ci interroga, sollecitato dal grido di tante ingiustizie.
- Il grido della terra: madre e nutrice amorosa, luogo di produzione di vita, oggi costretta a divenire capitale di sfruttamento e spazio di guadagni smisurati. Terra di Amazzonia, devastata a piene mani, alberi secolari ridotti a cenere, per fare spazio a coltivazioni di soia e canna da zucchero, coltivazioni che portano denaro e ricchezza solo al grande capitale.
- Il grido dell´acqua: fonte e linfa vitale, oggi avvelenata da discariche incontrollate e veleni agrotossici. Troppo spesso considerata e trattata come un azzurro latifondo da sfruttare a piene mani.
- Il grido dei popoli nativi: uomini e donne da secoli custodi delle foreste, oggi costretti ad abbandonare le loro abitazioni per riempire le periferie delle città, divenendo cosi mano d´opera a basso costo o abitanti di strada e sulla strada.
- Il grido del popolo dei superflui e inutili: giovani analfabeti a cui è negata la possibilità di entrare nel mercato del lavoro e di costruirsi una famiglia, bambini e bambine sottomesse alla prostituzione, anziani esclusi dal sistema di produzione e molto spesso abbandonati dalle proprie famiglia, persone sequestrate, vittime della violenza, del terrorismo e dei conflitti armati...
Queste grida scuotono nel profondo noi missionari e le nostre chiese, interpellandoci a vivere la missione evangelica con un senso di responsabiltà universale. Ci spingono ad assumere con coraggio la nostra piccola parte di responsabilità sia per il presente che per il futuro dello star bene della famiglia umana e di tutto il mondo degli esseri viventi. La Parola di Dio, che ci accompagna in queste settimane, stimola ciascuno di noi e le nostre comunità a vivere con rispetto il mistero dell´esistenza, a riconoscere com gratitudine il dono della vita, a ringraziare com umiltà, sapendoci parte di questo grande mondo creato ed amato da Dio che è la vita, ogni vita.
Queste grida le presentiamo a voi, amici e amiche italiane, perché questa Quaresima ci insegni che il pianeta ove abitiamo non è un tesoro inesauribile o godibile solo da pochi privilegiati, ma ha una finitezza che va rispettata e i suoi beni sono per tutti, ora e in futuro. Quaresima di sobrietà quindi per vivere da fratelli e sorelle. Ci accompagni l’ invito del Signore espresso in Deuteronomio 30,15. Invito così riformulato poeticamente nel canto della Campagna di Fraternità di quest’anno, canto che risuona in tutte le chiese cattoliche del Brasile e che si eleva dalle labbra di tanta povera gente:
Con amore ho disegnato questo pianeta;
con cura ho piantato qui il mio giardino.
Con gioia ho sognato un paradiso,
per costrure vita, dono di amore che non ha fine.
Ora metto davanti a te
due cammini differenti:
Vita e morte; a te la scelta.
Sii sensato; scegli la vita!
Condividi il pane, cura le ferite!
Sii fraterno e vivrai. Felice Tenero
Qui tutto bene. Sta finendo l'incontro a Manaus e ti allego un breve scritto (questo testo è stato sostituito dal precedente ...)
22.01.08 - don Felice scrive:
Terminate le feste e gli addii a Joaõ Pessoa, ora parto per Fortaleza.
Giorni di saluti, di abbracci e di pianti: la comunitá di Verona lascia dopo circa venti anni la diocesi di Joaõ Pessoa. Io sto bene.
Questo viaggi per il Brasile, prima di iniziare la mia attivitá a Belém de Saõ Francisco (mia nuova parrocchia)
mi sta facendo molto bene. Sicuramente il Brasile é cambiato molto in questi ultimi 10 anni.
Sto vedendo e ascoltando...e cercando di capire.
E a voi come va?
Un abbraccio ed un saluto a tutti
Felix
15.01.08 - don Felice scrive:
Un ciao. Grazie per la e-mail che mi avete mandato.
Come vedete, anche se sono nel `culo del mondo´ come si dice qui, possiamo comunicare.
Sono a casa del Vescovo, accolto molto bene. Oggi sono stato a visitare di corsa la mia nuova parrocchia.
E´circa a quaranta chilometri dalla citta´di Floresta. Si chiama Belem de Saõ Francisco.
E' una cittadina di circa 20.000 abitanti sulle rive del fiume San Francesco.
Cominceró la mia attivitá dopo il carrnevale. Della parrocchia e della realtá qui vi parleró piú avanti.
Per ora stó bene. Fa caldo e non vuole piovere...é tutto secco. Ora riprendo il mio viaggio per il Brasile.
Vado a Joao Pessoa, la mia antica area di lavoro. Salutatemi tutti. Vi ricordo.
Dimenticavo: sono bello rosso...il sole picchia forte!
Un bacione
Felix
13.01.08 - don Felice arriva in Brasile e scrive:
Un caro saluto. Sono a Floresta e sto guardandomi attorno...
Fra qualche giorno viaggio per il Brasile.
Torno a Floresta all'inizio di Febbraio.
Per ora va tutto bene. Un ricordo
Felix